Archeocondono. Pochi dannati e subito.

Ciclicamente in Italia si rispolverano vecchie idee accantonate nel passato, le si estraggono di nuovo magicamente dal cappello. Si avanza per tentativi. Si tasta il polso del paese, si prova. Si ritenta, se il momento buono è arrivato, se l’opinione pubblica è sufficientemente anestetizzata per accettare in silenzio ciò che anni prima si era dovuto ritirare. Se la soglia di accettazione si è abbassata quanto basta, se il pubblico è distratto da altre impellenze (la crisi, i mondiali di calcio, gli scandali politici…). Così, oggi, nella terra dei condoni, si ritorna a parlare di « archeocondono ». Vecchia proposta di Forza Italia avanzata nel 2004 che depenalizza il possesso illegale di beni archeologici e apre ai detentori fraudolenti la possibilità di ottenere una « concessione di deposito » trentennale, rinnovabile e trasferibile in eredità, dietro pagamento di una mini-multa. L’idea della cultura come un patrimonio da spremere e non una risorsa da alimentare. Vendere la propria anima per qualche soldo. Pochi dannati e subito.

Cycliquement en Italie on dépoussière des idées anciennes mises de côté dans le passé, on les extrait magiquement du chapeau. On avance par tentatives. On tâte le pouls du pays, on essaye. On réessaye, si le bon moment est arrivé, si l’opinion publique est assez anesthésiée pour accepter silencieusement ce qu’on avait dû retirer auparavant. Si le seuil d’acceptation s’est suffisamment abaissé, si le public est distrait par d’autres urgences (la crise, la coupe du monde de football, les scandales politiques…). Ainsi, aujourd’hui, dans la terre des condoni (« amnisties »), on recommence à parler de archeocondono (« amnistie archéologique »). Il s’agit d’une vieille proposition de Forza Italia datée 2004 qui dépénalise la possession illégale de biens archéologiques et ouvre aux fraudeurs la possibilité d’obtenir une « concession de dépôt » de trente ans, renouvelable et transférable par héritage, derrière payement d’une mini-amende. L’idée de la culture comme un patrimoine à presser jusqu’à épuisement et non comme une ressource à nourrir. La logique de vendre sa propre âme en échange de quelques sous. Pochi dannati e subito.

She wore blue velvet (bluer than velvet was the night)

Blue Velvet, de David Lynch, États-Unis, 1986 (2h) avec Kyle MacLachlan, Dennis Hopper, Isabella Rossellini…

She wore blue velvet
Bluer than velvet was the night
Softer than satin was the light
From the stars
She wore blue velvet
Bluer than velvet were her eyes
Warmer than May her tender sighs
Love was ours
Ours a love I held tightly
Feeling the rapture grow
Like a flame burning brightly
But when she left, gone was the glow of
Blue velvet
But in my heart there’ll always be
Precious and warm, a memory
Through the years
And I still can see blue velvet
Through my tears

Bobby Vinton (Bernie Wayne/Lee Morris)

Immagini patinate del sogno americano, felicità come un mito pop cinematografico, stereotipi dai colori sgargianti (file ordinate di casette bianche recintate con degli steccati bianchi mascherati da fiori, un giardino davanti da innaffiare). Sotto la patina di perfezione artificiale, un formicolio di vizio e perversione, paura e incubo.

Des images patinées du rêve américain, le bonheur comme mythe pop cinématographique, stéréotypes aux couleurs voyantes (des rangées ordonnées de maisonnettes blanches clôturées par des palissades blanches masquées par des fleurs, un jardin en face à arroser). En dessous de la patine d’une perfection artificielle, un grouillement de vice et perversion, peur et cauchemar.

>> What is the real America? in Arts Beat Critic’s Picks Video (New York Times Arts’ blog): A. O. Scott about ‘Blue Velvet’.

Karl Lagerfeld vu par…

Lundi 21 juin, Karl Lagerfeld a été rédac’chef de Libé pour un jour. En cette occasion, Libération a donné carte blanche à deux artistes, Jeff Koons (Karl Lagerfeld 2010) et Claude Lévêque (Je t’aime, Nijni-Novgorod, 28 mai 2010), pour qu’ils livrent leur vision personnelle du couturier. Jeff Koons : travail d’interprétation et synthèse autour de l’icône et les attributs caractérisants (étonnant pour son minimalisme et sa sobriété loin des excès pop qui le caractérisent). Claude Lévêque : une déclaration d’amour dans un cadre de désolation. Lagerfeld rhabille Libé. Un quotidien peut-il devenir un objet de collection ? L’avenir de la presse écrite sera-t-il dans le journal-objet ?

Lunedì 21 giugno Karl Lagerfeld è stato caporedattore di « Libé » per un giorno. In questa occasione Libération ha dato carta bianca a due artisti, Jeff Koons (Karl Lagerfeld 2010) e Claude Lévêque (Je t’aime, Nijni-Novgorod, 28 mai 2010), perché restituissero la loro visione personale dello stilista. Jeff Koons: lavoro di interpretazione e di sintesi dell’icona e dei suoi attributi caratterizzanti (sorprendente per il minimalismo e la sobrietà lontano dagli eccessi pop che lo caratterizzano). Claude Lévêque: una dichiarazione d’amore in un quadro di desolazione. Lagerfeld riveste Libé. Un quotidiano può diventare un oggetto da collezione? Il futuro della stampa scritta sarà nel giornale-oggetto?

Adieu Falkeberg de Jesper Ganslandt

Adieu Falkberg, de Jesper Ganslandt, Suède, 2006 (1h31) avec Holger Eriksson, David Johnson…

Je parlais, hier, de sprezzatura, de grazia : vertus que j’ai retrouvées dans le premier long-métrage de Jesper Ganslandt. La dimension du souvenir est centrale : « le souvenir est traître » parce qu’il efface peu à peu les évènements tristes, désagréables laissant une image polie du passé. … continue

La sprezzatura et la traversée du Louvre

Questa virtù adunque contraria alla affettazione, la qual noi per ora chiamiamo sprezzatura, oltre che ella sia il vero fonte donde deriva la grazia, porta ancor seco un altro ornamento, il quale accompagnando qualsivoglia azione umana per minima che ella sia, non solamente subito scopre il saper di chi la fa, ma spesso lo fa estimar molto maggior di quello che è in effetto; perché negli animi delli circostanti imprime opinione, che chi così facilmente fa bene sappia molto più di quello che fa, e se in quello che fa ponesse studio e fatica, potesse farlo ancora meglio. (…) Spesso ancor nella pittura una linea sola non stentata, un sol colpo di pennello tirato facilmente, di modo che paja che la mano, senza esser guidata da studio o d’arte alcuna, vada per sé stessa al suo termine secondo la intenzion del pittore, scopre chiaramente la eccellenza dell’artefice, circa la opinion della quale ognuno poi si estende secondo il suo giudicio: e ‘l medesimo interviene quasi d’ogni altra cosa. Sarà adunque il nostro Cortegiano estimato eccellente, ed in ogni cosa averà grazia, e massimamente nel parlare, se fuggirà l’affettazione: nel qual errore incorrono molti (…)

Baldassare Castiglione, Il cortigiano, 1528

Jean-Luc Godard, Bande à part, France, 1964 (1h15) avec Anna Karina, Samy Frey, Claude Brasseur…

… continue

Tagli in senso proprio. Secondo round.

Persistono (Ils persistent). (Primo round, ici).