The Pavilion is composed of stories, things and gestures that are juxtaposed. Among them, I weave very open meanings that can be read together as a poem or a metaphor for our common destiny. One mans’s floor is another man’s feelings is a variation on a familiar saying: « One man’s floor is another man’s ceiling » which here becomes feelings: beliefs, connections, and a poetic assertion. Sigalit Landau, Biennale 2011
One Man’s Floor Is Another Man’s Feelings è un progetto di Sigalit Landau, una storia israeliana che trascende i suoi confini. Una storia da ricomporre, una storia raccontata in modo sparso, disegnata da un percorso di simboli che uno accanto all’altro fanno senso. E parla di una comunanza di destini, di vicinanze negate, di lontananze che possono essere colmate, di strappi da ricucire. E di connessioni che, seppur ignorate, esistono e resistono e riemergono. È una rete di pescatori di Giaffa cristallizzata in una scultura di sale. È una storia di mare, di confini condivisi e di un simbolo di fertilità che si può trasformare in un’immagine di morte.
One Man’s Floor Is Another Man’s Feeling est un projet de Sigalit Landau, une histoire israélienne qui transcende ses frontières. Une histoire à recomposer, racontée de façon éparse, tracée dans un parcours de symboles, qui ensemble font « sens ». Et racontent une communauté de destins, de proximités niées, de distances qu’on peut combler, de déchirures qui attendent d’être recousues. Et de connexions qui – même si ignorées – existent et résistent et font surface. C’est un filet de pêche des pêcheurs de Jaffa cristallisée en une sculpture de sel. C’est une histoire de mer, de frontières partagées et d’un symbole de fertilité qui peut se transformer en une image de mort.
Sigalit Landau, One Man’s Floor is Another Man’s Feelings, Padiglione di Israele, curato da Jean de Loisy e Ilan Wizgan e prodotta dalla galleria Kamel Mennour (Paris), Biennale Arte, Giardini










subscribe
1 Commentaire
… e poi è successo che, nonostante i buoni propositi, qualcosa è andato storto e la gita a Venezia è saltata. così per ora mi godo le tue foto e i tuoi reportage dai padiglioni che avevi consigliato. Il llavoro di landau mi piace sempre di più, a occhio e croce è un’artista che sento ci darà ancora tanto su cui pensare. E comunque, per non lasciare che la delusione di non essere andata nella città lagunare mi travolgesse, trovandomi a bologna, sono andata a vedere la mostra sull’arte povera al mambo. spero di riuscire a parlarne presto sul mio blog anche se beh, io non faccio queste belle foto che tu ci regali sempre. Grazie ancora, monica
Laissez un commentaire