Scorgo un’ironia quasi insolente nella presenza alla Mostra del cinema di Venezia del film Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra. Viaggio nella cultura in Italia di Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio, multi-tasker man per eccellenza, onnipresente e onnipotente signore dell’arte in Italia, recentemente nominato Soprintendente del polo museale di Venezia. Il film, e qui è l’ironia, è un documentario che indaga lo stato e il ruolo della cultura e delle arti in Italia. Sono l’unica a trovarlo inopportuno, a rilevarvi una nota contraddittoria al limite del ridicolo se non fosse invece tragica? La cultura in Italia è ormai concepita come bene personale, circolo privato. E, come nelle migliori famiglie, i panni sporchi si lavano in casa.
J’aperçois une ironie quasi insolente dans la présence au Festival du cinéma de Venise du film Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra. Viaggio nella cultura in Italia d’Elisabetta Sgarbi, sœur de Vittorio, multi-tasker manpar excellence, omniprésent et tout-puissant maître de l’art en Italie, récemment nommé Surintendant du pôle muséal à Venise. Le film, là est l’ironie, est un documentaire qui relate de l’état et du rôle de la culture et des arts en Italie. Suis-je la seule à le trouver inopportun, à y trouver une note contradictoire à la limite du ridicule, si ce n’était au contraire tragique ? La culture en Italie est désormais conçue comme bien personnel, cercle privé. Et, dans les meilleures des maisons,on lave son linge sale en famille.
L’Hôtel des Bains du Lido de Venise (décor de Mort à Venise, le roman et le film après) a fermé dans le silence, il reviendra à nouveau transformé en appartements de luxe. Le 67e Festival du Cinéma de Venise débute, passerelle fatiguée d’une grandeur évanouie, vendue, évaporée, désormais vide. Il se meurt, et Venise avec lui.
La sequenza del fiore di carta, di Pier Paolo Pasolini, 1968 con Ninetto Davoli (tratto da Amore e rabbia)
Riccetto, Riccetto, ascoltami, mi senti, mi senti ? Ascolta Riccetto, è Dio che ti parla… Dio, Dio!
Oh, l’hai capito Riccetto? Ti sta parlando Dio.
Mi ascolti adesso?
No.
Eppure ti parlo chiaro.
Fammi un segno, un segno solo e io capirò che vuoi ascoltarmi. Non mi senti? Sei sordo? Non hai orecchi per intendermi?
Ti parlerò lo stesso Riccetto, anche se tu non mi vuoi far alcun segno.
Ed ecco quello che voglio da te. Io voglio da te i tuoi frutti, i tuoi primi frutti.
Quali sono questi frutti?
I frutti del tuo sapere e del tuo volere.
E che cosa sai Riccetto, che cosa vuoi, Riccetto?
È vero, tu sei innocente e chi è innocente non sa e chi non sa non vuole ma io che sono il tuo Dio ti ordino di sapere e di volere.
È contraddittorio, lo so. Forse è anche insolubile. Perché, se tu sei un innocente, non puoi non esserlo e se sei innocente non puoi avere coscienza volontaria.
Dì, a chi ha parlato Cristo, il mio figlio se non agli innocenti e perché? Perché sapessero.
Tu dirai che è presto, che è solo marzo, che non puoi dare i tuoi frutti, che li darai in settembre. Ma che discorsi sono questi? Marzo, settembre… per me, Dio, non sono che vuote parole. Se la fede fa muovere una montagna, figurarsi che importanza ha che sia marzo o settembre.
Ascoltami Riccetto, ascoltami! Un solo sguardo verso il cielo, un solo cenno mi basterebbe.
Ascoltami se non vuoi perderti!
L’innocenza è una colpa, l’innocenza è una colpa, lo capisci? E gli innocenti saranno condannati perché non hanno più il diritto di esserlo.
Io non posso più perdonare chi passa con lo sguardo felice dell’innocente tra le ingiustizie e le guerre, tra gli orrori e il sangue.
Come te, ci sono milioni di innocenti in tutto il mondo, che vogliono scomparire dalla storia piuttosto che perdere la loro innocenza. E io li devo far morire anche se lo so che non possono far altro, io debbo maledirli come il fico e farli morire, morire, morire…
Blue Velvet, de David Lynch, États-Unis, 1986 (2h) avec Kyle MacLachlan,Dennis Hopper, Isabella Rossellini…
She wore blue velvet
Bluer than velvet was the night
Softer than satin was the light
From the stars
She wore blue velvet
Bluer than velvet were her eyes
Warmer than May her tender sighs
Love was ours
Ours a love I held tightly
Feeling the rapture grow
Like a flame burning brightly
But when she left, gone was the glow of
Blue velvet
But in my heart there’ll always be
Precious and warm, a memory
Through the years
And I still can see blue velvet
Through my tears
Bobby Vinton (Bernie Wayne/Lee Morris)
Immagini patinate del sogno americano, felicità come un mito pop cinematografico, stereotipi dai colori sgargianti (file ordinate di casette bianche recintate con degli steccati bianchi mascherati da fiori, un giardino davanti da innaffiare). Sotto la patina di perfezione artificiale, un formicolio di vizio e perversione, paura e incubo.
Des images patinées du rêve américain, le bonheur comme mythe pop cinématographique, stéréotypes aux couleurs voyantes (des rangées ordonnées de maisonnettes blanches clôturées par des palissades blanches masquées par des fleurs, un jardin en face à arroser). En dessous de la patine d’une perfection artificielle, un grouillement de vice et perversion, peur et cauchemar.
>> What is the real America? in Arts Beat Critic’s Picks Video (New York Times Arts’ blog): A. O. Scott about ‘Blue Velvet’.
Adieu Falkberg, de Jesper Ganslandt, Suède, 2006 (1h31) avec Holger Eriksson, David Johnson…
Je parlais, hier, de sprezzatura, de grazia : vertus que j’ai retrouvées dans le premier long-métrage de Jesper Ganslandt. La dimension du souvenir est centrale : « le souvenir est traître » parce qu’il efface peu à peu les évènements tristes, désagréables laissant une image polie du passé. … continue
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