On peut, en attendant, être sûr de me rencontrer dans Paris, de ne pas passer plus de trois jours sans me voir aller et venir, vers la fin de l’après-midi, boulevard Bonne Nouvelle entre l’imprimerie du Matin et le boulevard de Strasbourg. Je ne sais pas pourquoi c’est là, en effet, que mes pas me portent, que je me rends presque toujours sans but déterminé, sans rien de décidant que cette donnée obscure, à savoir que c’est là que se passera cela (?) Je ne vois guère, sur ce rapide parcours, ce qui pourrait, même à mon insu, constituer pour moi un pôle d’attraction, ni dans l’espace ni dans le temps. Non : pas même la très belle et très inutile Porte Saint-Denis.
“Si può, nell’attesa, essere sicuri d’incontrarmi per Parigi, di non trascorrere più di tre giorni senza vedermi andare e venire, verso la fine del pomeriggio, per il viale Bonne Nouvelle tra la tipografia del Mattino e il viale di Strasburgo. Non so perché è qui, in effetti, che i miei passi mi portano, che quasi sempre mi reco senza un obiettivo preciso, senza nulla di decisivo se non questo dato oscuro e cioè che è qui che ciò succederà (?) Non vedo proprio, nel corso di questo veloce percorso, ciò che potrebbe costituire per me, persino a mia insaputa, un polo d’attrazione, né nello spazio né nel tempo. No: nemmeno la bellissima e inutilissima Porta San Denis.” [traduzione mia]
La rabbia di Pier Paolo Pasolini, di Giuseppe Bertolucci, Italia, 2008 (1h23), voci di Giorgio Bassani (poesia) e Renato Guttuso(prosa)
Del mondo antico e del mondo futuro / era rimasta solo la bellezza, e tu, / povera sorellina minore, / quella che corre dietro ai fratelli più grandi, / e ride e piange con loro, per imitarli, / e si mette addosso le loro sciarpette, / tocca non vista i loro libri, i loro coltellini, / tu sorellina più piccola, / quella bellezza l’avevi addosso umilmente, / e la tua anima di figlia di piccola gente, / non hai mai saputo di averla, / perché altrimenti non sarebbe stata bellezza. / Sparì, come un pulviscolo d’oro. / Il mondo te l’ha insegnata. / Così la tua bellezza divenne sua. / Dello stupido mondo antico / e del feroce mondo futuro / era rimasta una bellezza che non si vergognava / di alludere ai piccoli seni di sorellina, / al piccolo ventre così facilmente nudo. / E per questo era bellezza, la stessa / che hanno le dolci mendicanti di colore, / le zingare, le figlie dei commercianti / vincitrici ai concorsi a Miami o a Roma / Sparì, come una colombella d’oro. / Il mondo te l’ha insegnato, / e così la tua bellezza non fu più bellezza. / Ma tu continuavi ad esser bambina, / sciocca come l’antichità, crudele come il futuro, / e fra te e la tua bellezza posseduta dal potere / si mise tutta la stupidità e la crudeltò del presente / te la portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime / impudica per passività, indecente per obbedienza. / Sparì come una bianca ombra d’oro. / La tua bellezza sopravvissuta del mondo antico, / richiesta dal mondo futuro, posseduta / dal mondo presente, divenne così un male. / Ora i fratelli maggiori finalmente si voltano, / smettono per un momento i loro maledetti giochi, / escono dalla loro inesorabile distrazione, / e si chiedono: « È possibile che Marilyn, / la piccola Marilyn ci abbia indicato la strada? » / Ora sei tu, la prima, tu la sorella più piccola, quella / che non conta nulla, poverina, col suo sorriso, / sei tu la prima oltre le porte del mondo / abbandonato al suo destino di morte.
Du monde antique et du monde futur / la beauté seule était demeurée, et toi, / pauvre petite soeur cadette, / celle qui court derrière ses frères plus grands, / et rit et pleure avec eux, pour les imiter, / toi petite sœur plus jeune, / cette beauté-là tu la portais humblement, / et ton âme de fille de petites gens / n’a jamais su qu’elle la possédait, / sinon il n’y aurait pas eu de beauté. / Le monde te l’a enseignée, / ainsi ta beauté est devenue sienne. / De l’effrayant monde antique et de l’effrayant monde futur / la beauté seule demeurait, et toi / tu l’as traînée comme un sourire obéissant. / L’obéissance demande trop de larmes englouties, / de don aux autres, trop de regards joyeux / qui réclament leur pitié! / Ainsi, ta beauté tu l’as emportée. / Elle disparut comme une poussière d’or. / Du stupide monde antique et du cruel monde futur / demeurait une beauté qui n’avait pas honte / de faire allusion aux petits seins de sœur cadette, / au petit ventre si facilement nu. / A cause de cela il y avait de la beauté, / la même que celle des douces filles de ton monde… / les filles de commerçants qui remportent les concours de Miami ou de Londres. / Elle disparut comme une colombe d’or. / Le monde te l’a enseignée, / ainsi ta beauté ne fut plus de la beauté. / Mais tu étais toujours une enfant, / sotte comme l’antiquité, cruelle comme le futur, / et entre toi et ta beauté possédée par le Pouvoir / prit place toute la stupidité et la cruauté du présent. / Tu la portais toujours comme un sourire entre les larmes, / impudique par passivité, indécente par obéissance. / Elle disparut comme une blanche colombe d’or. / Ta beauté qui a survécu au monde antique, / réclamée par le monde futur, possédée par le monde présent, devint un mal mortel. / Maintenant les frères aînés, enfin, se retournent, / suspendent pour un moment leurs jeux maudits, / se détournent de leur inexorable distraction, / et se demandent: « Est-ce possible que Marilyn, la petite Marilyn, nous ait montré la route? » / Maintenant c’est toi, / celle qui ne compte pas, la pauvre, avec son sourire, / c’est toi la première au-delà des portes du monde / abandonné à son destin de mort. [traduction de Stefano Bevacqua et Annick Bouleau, publiée dans le hors-série "Pasolini cinéaste", Cahiers du cinéma, 1981]
Teorema, un film de Pier Paolo Pasolini, Italie, 1968 (1h45), avec Silvana Mangano, Laura Betti, Terence Stamp, Anne Wiazemsky, Massimo Girotti, Ninetto Davoli, musique de Ennio Morricone. Réédition à la Filmothèque du Quartier Latin, 9 rue Champollion, Paris 5ème
I movimenti di Pietro, nell’eseguire queste operazioni, sono meccanici e ispirati; e la sua voce che instancabile li commenta ha perso ogni colorazione: bassa, appena percettibile, essa segue esatta quei movimenti.
Bisogna inventare nuove tecniche -- che siano irriconoscibili -- che non assomiglino a nessuna operazione precedente. Per evitare così la puerilità e il ridicolo. Costruirsi un mondo proprio, con cui non siano possibili confronti. Per cui non esistano precedenti misure di giudizio. Le misure devono essere nuove, come la tecnica. Nessuno deve capire che l’autore non vale nulla, che è un essere anormale, inferiore -- che come un verme si contorce per sopravvivere.Nessuno deve coglierlo in fallo di ingenuità. Tutto deve presentarsi come perfetto, basato su regole sconosciute, e quindi non giudicabili. Come un matto, sì, come un matto. Vetro su vetro, perché Pietro non è capace di correggere -- ma nessuno se ne deve accorgere. Un segno dipinto su un vetro corregge senza sporcarlo un segno dipinto prima su un altro vetro. Ma tutti dovranno credere che non si tratti del ripiego di un incapace, di un impotente: bensì che si tratti invece di una decisione, sicura, imperterrita, alta e quasi prepotente: una tecnica appena inventata e già insostituibile. Oppure cellophane o garza incollati su vetro, e tutto trasparente su un po’ di segni che per caso siano riusciti bene sopra un cartone, dopo mille prove penose e mille altri cartoni stracciati. Nessuno deve sapere che un segno riesce bene per caso. Per caso, e tremando: e che appena un segno si presenta, per miracolo, riuscito bene, bisogna subito proteggerlo e custodirlo come in una teca. Ma nessuno, nessuno deve accorgersene. L’autore è un povero tremante idiota. Una mezza calzetta. Vive nel caso e nel rischio, disonorato come un bambino. Ha ridotto la sua vita alla malinconia ridicola di chi vive degradato dall’impressione di qualcosa di perduto per sempre.
Venezia è un dedalo, di calli, di storie, di pensieri. Perdendosi tra calli e pensieri, succede ancora di ritrovare le voci ormai dimenticate di scrittori, in librerie perdute fatte apposta per flâneurs perduti e scrittori nell’oblio. Scrittori amati, poi dimenticati ed oggi introvabili, apprezzati all’estero, bistrattati in Italia. Sollevano pensieri sul destino e la fama, sulla volubilità della fortuna, sul non-sense di quel filtro potentissimo – tra caso e volontà – che decide della perpetuazione o no di quelle voci, sull’implacabilità della moda. La storia dei dimenticati. Incontro fortuito con il libro « La confusione » di Pier Maria Pasinetti, uno scrittore fuori moda. Uno scrittore veneziano.
Venise est un dédale de calli, d’histoires, de pensées. En se perdant parmi les calli et les pensées, il peut encore arriver de retrouver des voix désormais oubliées d’écrivains, dans des librairies perdues faites pour les flâneurs perdus et les écrivains dans l’oubli. Des écrivains aimés, puis oubliés et aujourd’hui introuvables, appréciés à l’étranger, boudés en Italie. Ils soulèvent des refléxions sur le destin et de la célébrité, de la volubilité de la chance, le non-sense de ce filtre puissant – entre hasard et volonté – qui décide de la perpétuation ou pas de ces voix, l’implacabilité de la mode. L’histoire des oubliés. Rencontre fortuite avec le livre « Le sourire du lion » de Pier Maria Pasinetti, un écrivain pas de mode en Italie. Un écrivain vénitien.
« Lì c’è la fibra. Nata e cresciuta in quella città [...] quella città forte e tremenda con geli senza riparo e nebbie invernali e umido e disagi atroci, dove ci si deve muovere a piedi per la rete di stradine la cui complicazione toglie il respiro e sgomenta i visitatori. In secoli di riscaldamenti insufficienti, sul fango, mediante organizzazioni architettoniche e strutturali estremamente ardue, hanno creato i commerci, le galere, le arti, i divertimenti. È una città dura, dura, di pietra, con inondazioni ogni anno e non in campagne palustri ma nel più splendido centro della città, con spelonche sommerse che furono un tempo magazzini di spezie orientali o cripte di chiese. E geli, e nebbie nelle ossa, e poi viceversa estati in cui la pietra continua a scottare anche durante la notte… [...] La durezza di Venezia, mistura indissolubile di fantasia e di calcolo, di solidità e di follia ».
« Il y a des fleuves métaphysiques, mais c’est elle qui les nage comme cette hirondelle nage en l’air, tournant fascinée autour du clocher, se laissant tomber pour mieux rebondir avec l’élan. Je décris, je définis et je désire ces fleuves, elle les nage. Je les cherche, je les trouve, je les regarde du haut du pont, elle les nage.» Julio Cortazar, Marelle (Rayuela)
« Ci sono fiumi metafisici, lei vi nuota come quella rondine nuota nell’aria, girando allucinata intorno al campanile, lasciandosi cadere per poi alzarsi più alta di slancio. Io descrivo e definisco e desidero quei fiumi, lei vi nuota. » Julio Cortazar, Il gioco del mondo (Rayuela)
Été, lectures et tendances monomaniaques. Envie de romans, d’histoires monumentales, de personnages immenses et fabuleux, de s’oublier dans le flux des phrases. Commencer par Anna Karénine et enchaîner avec Guerre et paix. Est-il possible ? Oui, c’est possible. Été Tolstoï, été maniaque.
Estate, letture e tendenze monomaniache. Voglia di romanzi, di storie monumentali, di personaggi immensi e favolosi, di perdersi nel flusso delle frasi. Cominciare da Anna Karenina e continuare con Guerra e pace. È possibile? Sì, è possibile. Estate Tolstoj, estate maniaca.
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