Couverture de Vogue Hommes Japan, septembre 2010 : Lady Gaga photographiée par Jo Calderone nue sous une robe-bikini en viande crue. The Naked Truth. Mise en scène inspirée à l’art contemporain ? Clin d’oeil (involontaire?) à Vanitas : robe de chair pour albinos anorexique, 1987 de Jana Sterbak, dans les collections du Centre Pompidou (ci-dessus). En ces temps de polémiques autour de l’art et du plagiat. Une suggestion. L’art est l’art de voler (appropriation savante). Et du plaisir d’être volé, pourquoi pas.
Copertina di Vogue Hommes Japan, settembre 2010: Lady Gaga fotografata da Jo Calderone nuda sotto un vestito-bikini di carne cruda. The Naked Truth. Mise en scène ispirata all’arte contemporanea? Strizzatina d’occhio (involontaria?) à Vanitas: Flesh Dress for an Albino Anorectic, 1987 di Jana Sterbak, nelle collezioni del Centre Pompidou (quassù). In questi tempi di polemiche in Francia sull’arte e il plagio. Una suggestione. L’arte è l’arte di rubare (appropriazione sapiente). E del piacere di farsi rubare, perché no.
Scorgo un’ironia quasi insolente nella presenza alla Mostra del cinema di Venezia del film Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra. Viaggio nella cultura in Italia di Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio, multi-tasker man per eccellenza, onnipresente e onnipotente signore dell’arte in Italia, recentemente nominato Soprintendente del polo museale di Venezia. Il film, e qui è l’ironia, è un documentario che indaga lo stato e il ruolo della cultura e delle arti in Italia. Sono l’unica a trovarlo inopportuno, a rilevarvi una nota contraddittoria al limite del ridicolo se non fosse invece tragica? La cultura in Italia è ormai concepita come bene personale, circolo privato. E, come nelle migliori famiglie, i panni sporchi si lavano in casa.
J’aperçois une ironie quasi insolente dans la présence au Festival du cinéma de Venise du film Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra. Viaggio nella cultura in Italia d’Elisabetta Sgarbi, sœur de Vittorio, multi-tasker manpar excellence, omniprésent et tout-puissant maître de l’art en Italie, récemment nommé Surintendant du pôle muséal à Venise. Le film, là est l’ironie, est un documentaire qui relate de l’état et du rôle de la culture et des arts en Italie. Suis-je la seule à le trouver inopportun, à y trouver une note contradictoire à la limite du ridicule, si ce n’était au contraire tragique ? La culture en Italie est désormais conçue comme bien personnel, cercle privé. Et, dans les meilleures des maisons,on lave son linge sale en famille.
L’Hôtel des Bains du Lido de Venise (décor de Mort à Venise, le roman et le film après) a fermé dans le silence, il reviendra à nouveau transformé en appartements de luxe. Le 67e Festival du Cinéma de Venise débute, passerelle fatiguée d’une grandeur évanouie, vendue, évaporée, désormais vide. Il se meurt, et Venise avec lui.
Faut-il se méfier des mots ? Les mots sont importants. Si deve diffidare delle parole? Les parole sono importanti.
Palombella rossa de Nanni Moretti, Italie, 1989 (1h29) avec Nanni Moretti, Silvio Orlando, Asia Argento…
“Matrimoni a pezzi” “Kitsch” “Io non sono alle prime armi” “Il mio ambiente è molto cheap”… Ma dov’è andata a prendere questa espressione? Come parla? Come parlaaa?!! Le parole sono importanti! Come parlaaa?!!
« Mariages en éclats » « Kitsch » « J’ai fait mes premières armes » « Mon environnement est très cheap »… Mais où êtes-vous allé chercher cette expression ? Mais comment parlez-vous ? Comment parlez-vouuusss ?!!! Les mots sont importants ! Comment parlez-vouuusss?!!
>> Ben, Il faut se méfier des mots, 1993. Rue de Belleville, Paris 19e. (E per la cronaca, Rétrospective Ben, MAC de Lyon, du 3 mars au 11 juillet 2010).
La sequenza del fiore di carta, di Pier Paolo Pasolini, 1968 con Ninetto Davoli (tratto da Amore e rabbia)
Riccetto, Riccetto, ascoltami, mi senti, mi senti ? Ascolta Riccetto, è Dio che ti parla… Dio, Dio!
Oh, l’hai capito Riccetto? Ti sta parlando Dio.
Mi ascolti adesso?
No.
Eppure ti parlo chiaro.
Fammi un segno, un segno solo e io capirò che vuoi ascoltarmi. Non mi senti? Sei sordo? Non hai orecchi per intendermi?
Ti parlerò lo stesso Riccetto, anche se tu non mi vuoi far alcun segno.
Ed ecco quello che voglio da te. Io voglio da te i tuoi frutti, i tuoi primi frutti.
Quali sono questi frutti?
I frutti del tuo sapere e del tuo volere.
E che cosa sai Riccetto, che cosa vuoi, Riccetto?
È vero, tu sei innocente e chi è innocente non sa e chi non sa non vuole ma io che sono il tuo Dio ti ordino di sapere e di volere.
È contraddittorio, lo so. Forse è anche insolubile. Perché, se tu sei un innocente, non puoi non esserlo e se sei innocente non puoi avere coscienza volontaria.
Dì, a chi ha parlato Cristo, il mio figlio se non agli innocenti e perché? Perché sapessero.
Tu dirai che è presto, che è solo marzo, che non puoi dare i tuoi frutti, che li darai in settembre. Ma che discorsi sono questi? Marzo, settembre… per me, Dio, non sono che vuote parole. Se la fede fa muovere una montagna, figurarsi che importanza ha che sia marzo o settembre.
Ascoltami Riccetto, ascoltami! Un solo sguardo verso il cielo, un solo cenno mi basterebbe.
Ascoltami se non vuoi perderti!
L’innocenza è una colpa, l’innocenza è una colpa, lo capisci? E gli innocenti saranno condannati perché non hanno più il diritto di esserlo.
Io non posso più perdonare chi passa con lo sguardo felice dell’innocente tra le ingiustizie e le guerre, tra gli orrori e il sangue.
Come te, ci sono milioni di innocenti in tutto il mondo, che vogliono scomparire dalla storia piuttosto che perdere la loro innocenza. E io li devo far morire anche se lo so che non possono far altro, io debbo maledirli come il fico e farli morire, morire, morire…
commenti