Scènes de l’après-vie du « mystérieux Mr. B », mort mystérieusement dans la piscine de sa luxueuse maison (installation The Collectorspar Elmgreen & Dragset au Pavillon des Pays Nordiques à la Biennale de Venise 2009). Des détails, des flash-back de sa vie : un enfant recroquevillé sous une cheminée dans une maison bourgeoise, un message cryptique inscrit sur un miroir « I will never see you again », un bébé fixé au porte-bagage d’une Vespa à l’intérieur d’un garage fermé, le corps de Mr. B dans la morgue. L’art se fait expérience de narration, façonne l’espace, le transforme en une scénographie de lieux intimes et artificiels : le spectateur pénètre en pointe des pieds dans un territoire inconnu, interdit, comme un visiteur importun. Piégé, il se livre à un exercice d’interprétation, il essaye de s’orienter parmi les signes, reconstruire une histoire, une personnalité, retrouver le fil de la narration.
Scene del post-vita del “misterioso Mr. B”, morto misteriosamente nella piscina della sua lussuosa casa (istallazione The Collectorsdi Elmgreen & Dragset al Padiglione dei paesi nordici alla Biennale di Venezia 2009). Dei dettagli, dei flash-backs della sua vita: un bambino rannicchiato nel caminetto di una casa borghese, un messaggio criptico scritto su uno specchio “I will never see you again”, un neonato fissato al portabagagli di una Vespa all’interno di un garage chiuso, il corpo di Mr. B nell’obitorio. L’arte si fa esperienza della narrazione, modella lo spazio, lo trasforma in una scenografia di luoghi intimi e artificiali: lo spettare penetra in punta dei piedi in un territorio sconosciuto, vietato, come un visitatore importuno. Intrappolato, si piega ad un esercizio di interpretazione, prova ad orientarsi tra i segni, ricostruire una storia, una personalità, ritrovare il filo della narrazione.
Contro ogni previsione, la scultura di Cattelan è ancora in Piazza Affari. Il Comune di Milano fa marcia indietro e decide di protrarre l’esposizione della scultura (pietra dello scandalo) di Cattelan almeno fino al 24 ottobre e persino, forse, prolungarla, o addirittura adottarla definitivamente e accettare dunque il regalo di Cattelan: pare che ai milanesi piaccia L.O.V.E. Happy end? L’amore vince sempre sull’odio, come insegna la parabola berlusconiana?
Contre toute prévision, la sculpture de Cattelan est encore à Piazza Affari. La Mairie de Milan fait marche arrière et décide de prolonger l’exposition de la sculpture (pierre de scandale) de Cattelan au moins jusqu’au 24 octobre et même, peut-être, de la prolonger ultérieurement et même de l’adopter définitivement et accepter donc le « cadeau » de Cattelan: il semble que les milanais aiment L.O.V.E. Happy end ? L‘amour gagne toujours sur la haine, comme nous enseigne la parabole berlusconienne?
Maurizio Cattelan, L.O.V.E, Piazza Affari, Milano dal 24 settembre al 3 ottobre 2010
Quando l’arte sembra aver esaurito il suo potere impattante, quando gli sguardi sembrano assuefatti e acritici, felice è l’occasione di vedere che ancora un’opera d’arte riesce sorprendentemente a creare polemica, imbarazzare le istituzioni, indignare il pubblico. Sarebbe un’occasione felice se, invece, il movimento di reazione scatenato non si muovesse nel senso sbagliato (non verso la luna ma all’indice che la punta) ovvero contro l’arte, rivelandosi – purtroppo e ancora – un’occasione per svelare l’ipocrisia e l’analfabetismo visivo imperante. Maurizio Cattelan, L.O.V.E, Piazza Affari, Milano. L’indignazione scatenata dalla scultura è mossa principalmente da ragioni di decoro, buon costume, buon gusto. Una crociata contro la volgarità. La volgarità viene accettata supinamente (o, positivamente, di buon grado la si elegge come stile di vita) nella comunicazione privata e pubblica, nel discorso politico. Ma non nell’arte. L’idea comunemente diffusa sull’arte è che l’arte debba essere bella, accondiscendente e muta. Cioè tutto il contrario della realtà. L’arte non sarebbe fatta quindi per aprire interrogativi e spiragli di inquietudini, farsi apertura sul mondo, sarebbe fatta per pacificare gli spiriti, diffondere davanti agli occhi una tranquillizzante, vaporosa e profumata coltre di fumo fatta di una presupposta (falsa?) bellezza, che impedisca veramente di vedere il mondo e la sua bruttezza e di sentirne il fetore (se possibile). Maurizio Cattelan è accusato di essere volgare e/o inutilmente e facilmente provocatorio. Mi permetto di non essere d’accordo. Innanzitutto per una questione puramente formale. Pare che si voglia identificare univocamente la scultura con il gesto volgarmente noto (in Italia e in occidente) anche come vaffaculo. Ai miei occhi, questa facile lettura non è per nulla certa né veritiera, ma è piuttosto influenzata da uno sguardo abitato e indirizzato da un certo codice linguistico e visivo, da una certa visione del mondo. Da uno sguardo ‘non puro’. Il fatto di riconoscere nella scultura il rinomato gesto è possibile solo perché lo si vuole vedere come tale o perché non lo si può vedere altrimenti. Perché i propri occhi – semianalfabeti ovvero che non sanno o non prendono il tempo di leggere l’immagine per vederla veramente – non ci permettono di vedere che, tanto per cominciare, non si tratta proprio di un gesto.
Emmanuel Perrotin a inauguré son nouvel espace : un premier étage au 76 rue de Turenne (qui va se rajouter au rez-de-chaussée) plus le passage pour accéder directement à la « dépendance » située derrière au 10 impasse Saint Claude (plus besoin de sortir et contourner le bâtiment). Le résultat est impressionnant, démesuré presque, en plein style Perrotin : frôlant le kitsch, sachant humer à la perfection l’air du temps. Ainsi dans le choix de ses artistes. Interprète et précurseur « éclairé » de l’art contemporain qui flirte avec l’argent et le pouvoir.
Emmanuel Perrotin ha inaugurato il suo nuovo spazio espositivo: un primo piano al 76 della rue de Turenne (che si aggiunge al piano terra) più il passaggio per accedere direttamente alla “dépendance” retrostante al 10 impasse Saint Claude (non è più necessario uscire e aggirare l’edificio). Il risultato è impressionante, smisurato quasi, in pieno stile Perrotin: ammiccante/tendente al kitsch, sapendo annusare alla perfezione l’air du temps. Come nella scelta dei suoi artisti. Interprete e precursore “illuminato” dell’arte contemporanea che flirta con il denaro e il potere.
Performance filmée. Retransmission dans le « white cube » du film de la performance. Recréation dans le « white cube » du parterre. Le visitateur, assis dans des sièges en copie conforme au lieu « original », glisse dans la fiction, horizontalement dans le rôle « original » de public. Un écran central reproduit la performance. Annulation, aplatissement du facteur temps-espace par un mécanisme de superposition. Les vidéos dans les deux côtés de l’écran principal, montrant l’environnement de la performance fonctionnent comme élément perturbateur qui fait court-circuiter la mise en scène, rappel à la fiction, rétablit la distance d’espace et de temps de la représentation.
Performance filmata. Ritrasmissione all’interno del “white cube” del film della performance. Ricreazione all’interno del “white cube” del parterre del pubblico. Il visitatore, seduto in poltrone in copia conforme al luogo “originale”, slitta nella finzione, orizzontalmente nel ruolo “originale” del pubblico. Uno schermo centrale riproduce il punto di vista del pubblico. Annulamento, appiattimento del fattore tempo-spazio da un meccanismo di sovrapposizione. I due video ai lati dello schermo principale, mostrando la cornice della performance, funzionano come elemento perturbatore che provoca il cortocircuito nella mise en scène e richiama la finzione, ristabilisce la distanza di tempo e spazio della rappresentazione.
Yeondoo Jung, Innerscape, Galerie Emmanuel Perrotin, 76 rue de Turenne, Paris 3e du 15 mai au 30 juillet 2010
Verre et miroir, transparence qui reflète. Bijoux sculpturaux d’un artiste artisan, créateur d’œuvres raffinées et d’une (inutile) beauté, exposées dans le coffre galerie. Chaînes de perles qui évoluent dans l’espace, équilibres fragiles, matérialisant dans la forme des lois mathématiques abstraites. Entre art minimal et art conceptuel.
Vetro e specchio, trasparenza che riflette. Bijoux scultorei di un artista artigiano, creatore di opere raffinate e di una (inutile) bellezza, esposte nella galleria-cofanetto. Catene di perle che evolvono nello spazio, equilibri fragili che materializzano nella forma delle leggi matematiche astratte. Tra arte minimal e arte concettuale.
Un livre édité en occasion de l’exposition, une rêverie d’enfants où les dessins des sculptures surgissent des pages en forme tridimensionnelle de pop up.
Un libro pubblicato in occasione dell’esposizione, un incantesimo d’infanzia dove i disegni delle sculture sorgono dalle pagine in forma tridimensionale di pop up.
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