Non ci era riuscito il Vesuvio, ci riuscirà Sandro Bondi

da Gli ultimi giorni di Pompei di Steve Reeves, 1959

L’eruzione del Vesuvio non era riuscita a cancellare per sempre Pompei nel 79 d.C., l’aveva immobilizzata come pietra, la classe dirigente italiana del ventunesimo secolo riuscirà a ridurla in cenere .

L’éruption du Vésuve n’avait pas su effacer pour toujours Pompéi en l’an 79, il l’avait immobilisée comme pierre, la classe dirigeante italienne du XXIe siècle réussira à la réduire en cendre.

Pane e cultura

Me l’ero persa. Recupero.

Nei periodi di crisi la gente non si mangia mica la cultura. Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia, ottobre 2010

J’avais raté celle-là. Je récupère.

En période de crise, les gens ne vont quand même pas manger de la culture. Giulio Tremonti, Ministre de l’Economie, octobre 2010

Mani pulite (ovvero sporche): Gianni Motti

Gianni Motti, Mani pulite, 2005 (idrossido di sodio, grasso di Silvio Berlusconi)

La capacità dell’arte d’incarnare le contraddizioni attraverso l’associazione ironica di concetti e idee apparentemente lontane: il cortocircuito virtuoso al contatto con l’attualità storica provoca una scintilla feconda che illumina il contemporaneo. L’arte opera spesso come una sintesi immaginativa che restituisce la complessità del mondo trasfigurandola in un linguaggio simbolico, sintesi non realizzabile nel discorso e nella logica del linguaggio non-immaginifico.

Così, nel 2005, Gianni Motti produce un sapone con gli scarti di grasso derivanti da un’operazione di liposuzione di Silvio Berlusconi e lo chiama Mani pulite. Rimando alla stagione giudiziaria anti-corruzione che ha spazzato via all’inizio degli anni novanta i partiti ‘storici’ dalla scena politica italiana, aprendo una breccia, il vuoto di potere in cui Silvio Berlusconi si è inserito e nel quale ha monopolizzato (e continua a monopolizzare) la politica italiana durante gli ultimi sedici anni. L’Italia pre-Berlusconi e l’Italia plastica di Berlusconi, dell’immagine frontale, levigata, televisiva e della giovinezza ad ogni costo, all’inseguimento di una patetica eterna giovinezza attraverso infinite operazioni chirurgiche. Uno slancio ‘idealistico’ (quasi rivoluzionario) di pulizia della politica che spalanca paradossalmente le porte ad un imbarbarimento, una bruttezza e una sporcizia, ancora peggiori. Ossimoro volutamente raccapricciante della cosa e il suo nome, il paradosso evidente tra la funzione dell’oggetto e la sua composizione materica: l’idea di lavare (sporcare) le proprie mani con un sapone fatto di grasso umano fa arricciare il naso. Mani pulite (ovvero sporche) evoca tutta la contraddittorietà della recente storia italiana, perfino nella reazione, la più appropriata, il disgusto.

Mani pulite è attualmente esposto al Migros Museum di Zurigo in occasione della mostra Une Idée, une Forme, un Être. Poésie/Politique du corporel fino al 28 novembre 2010.

La capacité de l’art d’incarner les contradictions à travers l’association ironique de concepts et idées apparemment lointaines : le court-circuit vertueux au contact avec l’actualité historique provoque une étincelle féconde qui illumine le contemporain. L’art œuvre souvent comme une synthèse imaginative qui restitue la complexité du monde en le transfigurant en un langage symbolique, synthèse non réalisable dans le discours et dans la logique du langage non-imaginifique.

Ainsi, en 2005, Gianni Motti produit un savon avec les déchets graisseux dérivants d’une opération de liposuccion de Silvio Berlusconi et l’appelle Mani pulite (mains propres). Renvoi à la saison judiciaire anti-corruption ainsi dite (Mani pulite) qui a balayé, au début des années quatre-vingt-dix les partis ‘historiques’ de la scène politique italienne, en ouvrant une faille, le vide de pouvoir dans lequel Silvio Berlusconi s’est inséré et à partir du quel a pu monopoliser (et continue à monopoliser) la politique italienne pendant les seize dernières années. L’Italie pré-Berlusconi et l’Italie plastique de Berlusconi, de l’image frontale, patinée, télévisée et de la jeunesse à tout prix, de la poursuite d’une pathétique éternelle jeunesse à travers une série infinie d’opérations chirurgicales. Un élan ‘idéaliste’ (presque révolutionnaire) de nettoyage de la politique qui ouvre paradoxalement les portes à une barbarie, une laideur et une saleté encore pires. Oxymoron qui se veut dégoutant entre la chose et son nom, le paradoxe évident entre la fonction de l’objet et sa composition matérielle : l’idée de se laver (salir) les mains avec un savon fait de graisse humaine fait tordre le nez. Mains propres (c’est à dire sales) évoque tout le caractère contradictoire de l’histoire récente italienne, jusqu’à dans la réaction la plus appropriée, le dégoût.

Mani pulite est actuellement exposé au Migros Museum de Zurich dans le cadre de l’exposition Une Idée, une Forme, un Être. Poésie/Politique du corporel jusqu’au 28 novembre 2010.

Update. Questo non è un vaffanculo: Maurizio Cattelan

Contro ogni previsione, la scultura di Cattelan è ancora in Piazza Affari. Il Comune di Milano fa marcia indietro e decide di protrarre l’esposizione della scultura (pietra dello scandalo) di Cattelan almeno fino al 24 ottobre e persino, forse, prolungarla, o addirittura adottarla definitivamente e accettare dunque il regalo di Cattelan: pare che ai milanesi piaccia L.O.V.E. Happy end? L’amore vince sempre sull’odio, come insegna la parabola berlusconiana?

Contre toute prévision, la sculpture de Cattelan est encore à Piazza Affari. La Mairie de Milan fait marche arrière et décide de prolonger l’exposition de la sculpture (pierre de scandale) de Cattelan au moins jusqu’au 24 octobre et même, peut-être, de la prolonger ultérieurement et même de l’adopter définitivement et accepter donc le « cadeau » de Cattelan: il semble que les milanais aiment L.O.V.E. Happy end ? L‘amour gagne toujours sur la haine, comme nous enseigne la parabole berlusconienne?

Sul concetto di inutilità e sulla cultura in Italia (vedi alla voce ETI)

inutilità

inutilità s. f. [dal lat. inutilĭtas -atis]. – L’essere inutile, condizione di ciò che è, o si ritiene, o è riuscito inutile: i. di una cura, di un rimedio; vista l’i. dei miei sforzi, ho dovuto desistere; i risultati provano l’i. di simili tentativi; vista l’i. della mia presenza qui, posso anche andarmene; sostenere l’i. di un metodo.

via Treccani.it

Inutilità e logica utilitaristica. Il concetto di « utilità », usato per valutare una istituzione culturale, può avere due sommarie declinazioni. Utilità materiale, finanziaria: esaminare il ritorno economico rispetto all’investimento. Soldi. Oppure. Utilità immateriale, pedagogica, morale: esaminare il beneficio in termini di formazione ed educazione, trasmissione e creazione di sapere. Cultura. L’Ente Teatrale Italiano, qualunque sia l’interpretazione scelta dal governo e il risultato della bilancia tra i due criteri, è stato giudicato inutile e soppresso da un decreto del maggio 2010. … continue

Archeocondono. Pochi dannati e subito.

Ciclicamente in Italia si rispolverano vecchie idee accantonate nel passato, le si estraggono di nuovo magicamente dal cappello. Si avanza per tentativi. Si tasta il polso del paese, si prova. Si ritenta, se il momento buono è arrivato, se l’opinione pubblica è sufficientemente anestetizzata per accettare in silenzio ciò che anni prima si era dovuto ritirare. Se la soglia di accettazione si è abbassata quanto basta, se il pubblico è distratto da altre impellenze (la crisi, i mondiali di calcio, gli scandali politici…). Così, oggi, nella terra dei condoni, si ritorna a parlare di « archeocondono ». Vecchia proposta di Forza Italia avanzata nel 2004 che depenalizza il possesso illegale di beni archeologici e apre ai detentori fraudolenti la possibilità di ottenere una « concessione di deposito » trentennale, rinnovabile e trasferibile in eredità, dietro pagamento di una mini-multa. L’idea della cultura come un patrimonio da spremere e non una risorsa da alimentare. Vendere la propria anima per qualche soldo. Pochi dannati e subito.

Cycliquement en Italie on dépoussière des idées anciennes mises de côté dans le passé, on les extrait magiquement du chapeau. On avance par tentatives. On tâte le pouls du pays, on essaye. On réessaye, si le bon moment est arrivé, si l’opinion publique est assez anesthésiée pour accepter silencieusement ce qu’on avait dû retirer auparavant. Si le seuil d’acceptation s’est suffisamment abaissé, si le public est distrait par d’autres urgences (la crise, la coupe du monde de football, les scandales politiques…). Ainsi, aujourd’hui, dans la terre des condoni (« amnisties »), on recommence à parler de archeocondono (« amnistie archéologique »). Il s’agit d’une vieille proposition de Forza Italia datée 2004 qui dépénalise la possession illégale de biens archéologiques et ouvre aux fraudeurs la possibilité d’obtenir une « concession de dépôt » de trente ans, renouvelable et transférable par héritage, derrière payement d’une mini-amende. L’idée de la culture comme un patrimoine à presser jusqu’à épuisement et non comme une ressource à nourrir. La logique de vendre sa propre âme en échange de quelques sous. Pochi dannati e subito.